VITO SAVINO

BIOGRAFY
Vito Savino nasce nel 1975 a Conversano, in provincia di Bari.

Un uomo che lavora con le mani è un operaio; un uomo che lavora con le mani e la testa è un artigiano; ma un uomo che lavora con mani, testa e cuore è un artista. Louis Nizer

2006 laurea a pieni voti all’accademia delle Belle Arti di Brera con la tesi “Pittura nell’acqua-pittura con l’acqua. Dal Giappone imperiale al fumetto di Pratt”.
Si specializza a Roma in arte-terapia con l’indirizzo in costruzione dell’immagine.

I protagonisti dei quadri di Vito Savino galleggiano placidamente a pelo d’acqua, fumano compiaciuti la pipa, occhieggiano da dietro un ventaglio, sono polpi chiusi in una sporta o gatti mollemente appoggiati su una valigia, donne-scimmie che si guardano allo specchio e piante lussureggianti cullate dalla luce del sole.

Il filo conduttore tematico di questa serie di opere è il viaggio: un tema che è particolarmente caro all’artista. Declinato come esplorazione esotica, come avventura fantastica, ma anche come viaggio obbligato dei migranti, trova nel dettaglio mani/valigia/piedi la sua prospettiva privilegiata. Di volta in volta, la valigia diventa la lanterna magica su cui scorre il racconto: un pescatore scivola sulla trasparenza dell’acqua e dell’aria, circondato da animali fantastici; mondi apparentemente distanti si mescolano in una voluta di fumo sullo sfondo di un paravento giapponese; una figura antropomorfa trascina la sua valigia-pianoforte in uno spazio senza fine in cui l’acqua richiama l’elemento primordiale della vita. Ma Vito Savino non mischia tra loro solo i soggetti dei suoi quadri: anche nei titoli accosta in modo inusuale le parole, gioca con i significati e ne inventa di nuovi. Si aprono così ulteriori piani di lettura e si moltiplicano all’infinito le possibilità del racconto di queste sue particolarissime lanterne magiche.
Il disegno appare un ricamo finissimo, con tutti i punti pazientemente disposti in un’elegante successione di linee e di forme, un lavoro intricato e minuzioso che rivela nuovi, inattesi dettagli a ogni sguardo. Il tratto a china dei pennini manga e gli sbuffi degli acquerelli, la luce che accarezza le forme con dolcezza danno leggerezza, grazia e spontaneità alle scene, ma i protagonisti dei disegni paiono occupare ciascuno un proprio posto nell’attenta suddivisione dello spazio. Lo stesso supporto materiale dei disegni, carta da pacco intelaiata su juta di forma quadrata, limita la superficie del racconto e lo costringe nei contorni delle grandezze geometriche. Come acrobati sospesi su fili invisibili, i personaggi dei quadri si puntellano con studiata casualità sulle linee di fuga, si arrotolano nel moto perpetuo di un’elica e giocano sulle linee di proiezioni speculari in un bilanciamento perfetto. Vito Savino suddivide lo spazio e compone l’immagine pittorica ispirando i rapporti tra i diversi elementi del disegno alla sezione aurea, la cosiddetta proporzione divina, sintesi di una relazione tra il tutto e la parte che si ripete all’infinito e si ritrova nelle forme armoniose della natura. Ma a livelli sempre inattesi, l’artista riesce nella quadratura del cerchio (o nella cerchiatura del quadrato?): i suoi quadri, nel momento stesso in cui le stabiliscono, prescindono dalle regole, superano le costrizioni e scavalcano le misure. Ars celare artem è uno dei cardini della tradizione della retorica − prima ancora che dell’arte figurativa − classica.

COMODINO comodino anni 50 dipinto con colori ad acqua
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